Tesina sul viaggio

Appunto inviato da elenaperondi Voto 7

Tesina sul viaggio: da Ariosto a Jack Kerouac. Cosa spinge ad intraprendere un viaggio, cosa può succedere durante il viaggio e cosa porta a voler tornare? (8 pagine formato doc)

TESINA SUL VIAGGIO

Che cosa spinge una persona qualunque ad intraprendere un viaggio?
Che cosa spinge un uomo comune ad allontanarsi dalle certezze, dal mondo conosciuto, dagli affetti e dalla sicurezza della quotidianità per trovarsi solo in una realtà completamente nuova?
Siamo soliti proiettare i nostri desideri su piani più facilmente “accessibili”, li “degradiamo” in modo tale da poter vivere un’esperienza che consideriamo surreale, comodamente seduti sul divano di casa, con un libro fra le dita o guardando un film alla televisione.

Tesina sul viaggio

 

TESINA SUL VIAGGIO LICEO SCIENTIFICO

In realtà la spinta, oggi soffocata dalla tecnologia moderna che inevitabilmente ci infiacchisce offrendoci sfuocate ed effimere proiezioni di quello che desideriamo e delle quali ci accontentiamo rassegnati, un tempo rappresentava la vera molla della ricerca umana, allora sì completa ed appagante, pura ricchezza per la mente.

Così dall’uomo dell’antica Grecia a quello della “Beat Generation” del secondo dopoguerra americano sono stati intrapresi viaggi fuori dall’ordinario, coraggiosi, spesso spericolati e, proprio per la loro natura straordinaria, capaci di arricchire la persona: la mente e l’anima di questi personaggi non fu mai la stessa di quella di partenza.

Tesina sul viaggio per la maturità

 

TESINA SUL VIAGGIO COME METAFORA DELLA VITA

La spinta che l’uomo di un tempo, l’uomo libero dalla società meccanizzata del XXI secolo ha sentito, è giunta da diverse tipologie di ricerca, nate da differenti desideri:
1.    voglia di evasione, voglia di ribellione nei confronti di un sistema politico e sociale opprimente come quello delineato dal maccartismo post-bellico americano, vissuto come “una vera e propria ondata di fascismo, la più violenta e dannosa che questo paese abbia mai avuto” (cit. Eleanor Roosevelt), che vede la nascita, in questo clima di incertezza e delusione, della cosiddetta “Beat Generation” di Jack Kerouac;
2.    voglia di stabilità in un mondo chiaramente caotico, culla di folli, pazzi ed insani, che molto spesso confonde e rende difficile separare la sanità dalla follia, il giusto dallo sbagliato, un mondo grigio, tutto sfumature e con niente di nitido;
3.    voglia di sapere, di conoscere e scoprire qualcosa di fuori dall’ordinario, qualcosa che vada al di là dell’esperienza quotidiana e del conosciuto, qualcosa che arricchisca la mente;
4.    voglia di conoscere se stessi, nel profondo, andando oltre la paura di ciò che potremmo scoprire;
5.    semplice voglia di “andare oltre”, di raggiungere il confine del mondo, se esiste, oppure rallegrarsi e gioire dell’infinità dell’universo che avrà dunque, per l’uomo di qualsiasi epoca, qualcosa in serbo, qualcosa che ancora dovrà essere scoperto, qualcosa per cui vale la pena non smettere di ricercare, qualcosa che mantenga viva la fiamma dell’iniziativa umana.

Il viaggio come metafora della vita: tema

 

TESINA SUL VIAGGIO INTERIORE

1.    VOGLIA DI RIBELLIONE
Quale miglior rappresentanza potrei citare se non quella costituita dalla “Beat Generation” di Jack Kerouac?
Questo movimento, principalmente letterario, ma indubbiamente che ebbe un forte impatto sociale nei confronti di quella giovane generazione “sconfitta” dall’imposto perbenismo e conformismo classista dei primi anni 50’ negli Stati Uniti, offre un ampio quadro sul tipo di reazione che si innescò contro il sistema.
L’utilizzo di un linguaggio essenziale, crudo e talvolta scurrile da parte di Kerouac nel suo capolavoro “Sulla strada” è volto a presentare in modo chiaro il contesto in cui visse questa generazione e le modalità con le quali i diversi personaggi, ognuno con precise caratteristiche psicologiche, sulle quali l’autore insiste particolarmente in sequenze per lo più di tipo descrittivo-riflessivo, affrontarono la loro sofferenza sociale.
I protagonisti non sono eroi, non sono personaggi con particolari disponibilità economiche, non fanno parte di quell'élite che il governo statunitense prese falsamente a campione: essi rappresentano il cuore pulsante della giovane generazione degli anni 50’, nella quale chiunque potrebbe identificarsi leggendo quelle pagine, estendendo su scala universale l’impresa che Sal, il protagonista, trova il coraggio di compiere.
Sal Paradiso è un ragazzo come un altro, occasionale studente universitario che raramente mostra il proprio interesse nello studio, ma fermamente convinto (e non manca di denunciarlo nel preambolo alla narrazione) che tutte le esperienze vissute, seppur spesso rivelatesi inconcludenti, deludenti o persino “catastrofiche”, hanno tutte aggiunto pagine ai capitoli del libro della sua vita, lo hanno abilitato a “cantore” di avventure ed episodi che possono, non meno di un libro di letteratura, accrescere culturalmente una persona.
Basti immedesimarsi in quella Hudson che percorre a tutta velocità le strade della “vera” America, le strade tra i deserti, tra i grandi Canyon, le strade fuori dalla New York che rende le persone solo “fantasmi” della propria anima, che rende anonimi, tutti uguali a tutti.
E’ tra quelle strade “deserte” che Sal ha vissuto la vera vita, ha capito il valore dell’amicizia, del vero amore attraverso le esperienze passate e gli errori commessi durante il viaggio, volendo quasi ammettere, in modo scontato, che non è importante la meta, ma il viaggio.