Cristo si è fermato a Eboli: tesina

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Cristo si è fermato a Eboli: tesina sulla vita e opere di Carlo Levi, analisi dell'opera, lo stile e il linguaggio (23 pagine formato doc)

CRISTO SI E' FERMATO A EBOLI: TESINA

Cristo si è fermato a Eboli di Carlo Levi
INDICE
1-Il momento storico sociale: i principali avvenimenti
2-La vita e l’opera di Carlo Levi
3-Tentativo di analisi, temi e motivi dell’opera
4-Il linguaggio e lo stile
5-L’opera e il film: dalla pagina allo schermo
Riferimenti nel testo

Scheda libro e riassunto per capitoli di Cristo si è fermato a Eboli

 

CRISTO SI E' FERMATO A EBOLI SIGNIFICATO

1 - Il momento storico sociale: i principali avvenimenti
Il libro “Cristo si è fermato a Eboli” storicamente si colloca in pieno regime fascista: infatti, Carlo Levi raccoglie in tale opera le proprie esperienze e impressioni di confinato politico nella Lucania, regione ove fu mandato nel 1935 ed in cui rimase oltre un anno. Se, da parte dei contadini meridionali non vi fu mai opposizione all’avvento del fascismo in quanto essi sapevano che <>, nel settentrione la lotta antifascista aveva ricevuto duri colpi per cui i suoi capi, al fine di evitare l’arresto e le pesanti condanne del Tribunale Speciale per la Difesa dello Stato, si videro costretti a espatriare. L’emigrazione politica assunse proporzioni rilevanti ed ebbe come sbocco la ricostituzione di partiti e organizzazioni sindacali antifasciste in terra straniera, soprattutto nella vicina Francia.

Cristo si è fermato a Eboli: riassunto breve

 

CRISTO SI E' FERMATO A EBOLI ANALISI

Qui convennero, fra altri, Carlo Sforza, già ministro degli Esteri nell’ultimo gabinetto Giolitti, l’economista e meridionalista Francesco Saverio Nitti, il fondatore del Partito Popolare Luigi Sturzo, i socialisti Filippo Turati, Claudio Treves, Giuseppe Modigliani, Pietro Nenni, Giuseppe Saragat, i comunisti Palmiro Togliatti, Luigi Longo, Angelo Tasca, i repubblicani Cipriano Facchinetti, Rondolfo Pacciardi, Egidio Reale. In Francia si rifugiarono anche: lo storico Gaetano Salvemini, che a Firenze aveva dato vita, nel gennaio 1925, al foglio clandestino “Non mollare”, assieme ad un gruppo di studiosi suoi discepoli come Carlo Rosselli ed Ernesto Rossi; Piero Gobetti che, con la rivista “Rivoluzione Liberale”  (1922-1925), era stato protagonista di una vivace battaglia per il rinnovamento, in senso democratico popolare, della tradizione liberale; Giovanni Amendola, leader dell’opposizione aventiniana. Gobetti e Amendola non sopravvissero alle ferite riportate nel corso di aggressioni fasciste subite in Patria; il primo morì a Parigi il 25 febbraio 1926, il secondo a Cannes nell’aprile dello stesso anno. I gruppi democratici, socialisti e repubblicani, crearono una <> che svolse opera di denuncia, presso l’opinione pubblica internazionale, del regime fascista, mostrandone il carattere oppressivo e reazionario.